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Un sorprendente “Concerto Italiano”. Il Premio Bizzarri ad Italo Moscati per il suo lavoro nel cinema e la tv

FONDAZIONE LIBERO BIZZARRI
CINETEATRO CONCORDIA (S.BENEDETTO DEL TRONTO)
Giovedì 8 dicembre 2011- ore 21

PREMIO LIBERO BIZZARRI
a Italo Moscati
per “Concerto Italiano”

un grande film su storia e storie
che attraggono, commuovono, indignano,
creano rimorsi e fondamentali interrogativi:
chi siamo? cosa vogliamo? perchè non reagire?

UN SORPRENDENTE, INEDITO CONCERTO ITALIANO

di Italo Moscati

Perché sorprendente “Concerto Italiano”, il mio film che la Fondazione Bizzarri ha scelto per indicarlo al suo pubblico e a tutto il pubblico del cinema e della tv, dopo una fortunata tournèe che continua e continuerà? Perché proprio questa tournèe mi ha suggerito la parola “sorprendente”, soprattutto per me stesso, quasi incredulo della fortuna che sta avendo. Sento ancora il suono degli applausi che al Piccolo Regio accolsero nel 2009 il film doc “Torino Gira”, presentato alla inaugurazione del Prix Italia. E’ quel suono che mi ha accompagnato nel nuovo lavoro che ho realizzato per la inaugurazione dello stesso Prix Italia, un anno dopo, il 19 settembre 2010. E’ il suono che mi ha aiutato pensare, e poi a realizzare “Concerto italiano”. Non è mai facile trovare una strada per ripetere un successo. Ma la musica degli applausi e la musica-musica mi sono venuti in aiuto. Potevo raccontare la seconda tappa del Prix Italia a Torino sui 150 anni dell’Unità d’Italia con la musica, dagli inni al melodramma e alle canzoni; e poi però dovevo lavorare con le immagini. Non volevo fare un salto troppo indietro, cioè non volevo percorrere solo la strada rievocativa del passato; o meglio il passato risorgimentale e unitario desideravo farlo vivere, anzi rivivere. Non so se ci sono riuscito. Ma la serata del gremito Teatro Carignano non la dimenticherò mai. La commozione era alta. Gli applausi intensi. Penso che la storia di ieri, ai giorni nostri, non debba concentrarsi sulle celebrazioni, ma che vada proposta con scrupolo e, si spera, con inventiva. La storia di oggi parla di italiani, cioè di milioni di persone (nel 1861 erano sui ventitre milioni, oggi siamo sessanta milioni) che hanno compiuto un cammino non lunghissimo. Che cos’è, in fondo, un secolo e mezzo? L’Italia è piena di centenari. Il cammino è stato in gran parte seguito da esperienze utili alla documentazione che prima non esistevano. La fotografia poi il cinema e quindi la televisione hanno avuto la potenza di moltiplicare la storia nelle storie degli italiani. Li possiamo vedere gli italiani com’erano nell’Italia appena unita e soprattutto dopo, quando nel nostro Paese sono cominciate le rappresentazioni senza fine di persone, spostamenti, nuovi radicamenti, trasformazioni; una realtà in continuo movimento tra entusiasmi, delusioni, illusioni, tragedie, commedie, scommesse, fermate e riprese. “Concerto italiano” si regge sul presupposto che immagini note o poco o pochissimo note si possano “svegliare” e proporre un’occasione per sguardi almeno incuriositi ed emozioni diverse. Una cosa devo tuttavia premetterla. “Concerto italiano” mescola le carte e deve molto ai documenti che ho trovato nella Teche della Rai. Dal 1954 in poi le Teche sono cresciute non solo in quantità d’archivio ma in qualità. Grazie a loro e alle sollecitazioni che ne provengono, è possibile creare un racconto senza finzioni eppure denso di apparizioni che sembrano appartenere a un grande film, a un grande spettacolo. Parlano le persone e i fatti. Una storia che ribolle e che ci arriva con il fascino di una vita che si compone in situazioni concrete, reali, piene di domande più sul futuro che sul passato. Io stesso, mentre lavoravo, sono stato spiazzato da quel che trovavo e di ciò che trovavo mi suggeriva. Fare gli italiani è un lungo viaggio che non è concluso. Gli italiani che compaiono nel film doc sono irrequieti, arrabbiati, ma anche privi di illusioni facili, intendono sapere cosa possono fare per il nostro paese. A loro dedico “Concerto Italiano”.  …(segue dopo il video) …

httpv://www.youtube.com/watch?v=8U7oTqM5vo0

…  Il film è un grande affresco, uno spettacolo di immagini e di musica, un racconto di personaggi e fatti, una grande ricerca fra intese e speranze, un grande concerto di idee e di identità italiane. Tutto ciò riassunto in un titolo, “Concerto italiano”, sugli anni in cui la televisione italiana, la Rai, ha potuto già documentare il secolo e mezzo dell’Unità. Dal 1954, quando cominciano le trasmissioni televisive della Rai, l’attenzione per la storia d’Italia è subito molto forte . Questa attenzione si sviluppa ancora dal 1961, ovvero l’anno in cui si compie il secolo dalla proclamazione a Torino nel 1861 dell’Italia Unita. Se nel 1911, a cinquant’anni dalla proclamazione, le immagini delle manifestazioni e delle feste per l’ Unità avevano la qualità di un bianco e nero un po’ tremolante delle foto di allora e delle sequenze dei primi documentari, nel 1961 la Rai raccoglieva le sue migliori energie per mostrare altre immagini, più ferme, più reali, più convincenti, meno romantiche, capaci di raccontare la storia, le storie del Paese. Torino e i piemontesi sono protagonisti delle sequenze delle tre guerra di indipendenza, dei suoi uomini politici (Cavour su tutti), degli scontri di piazza che si ebbero a Torino quando venne deciso di trasferire la capitale a Firenze; e ci sono vari riferimenti filmati sull’ arrivo dei bersaglieri a Roma, e sull’accoglienza ai “piemontesi” ammirati perché “alti due metri”. Importanti documenti recuperati: il discorso negli Stati Uniti del presidente John Kennedy nel marzo 1961 per ricordare i 100 anni dell’Unitài, in cui si ricordano Cavour, Mazzini e Garibaldi e i milioni di italiani- lombardi, veneti, calabresi, siciliani…- che contribuirono alle fortune dell’America. E le immagini dei garibaldini emigrati nel periodo della guerra di secessione; e la lettera di Garibaldi al presidente Abramo Lincoln. Per il centenario, la Rai filmò le iniziative organizzate a Torino, “Italia 61” e “la Mostra dedicata all’Unità dal Museo del Risorgimento”, e altre ancora; ma fece ben di più, realizzando numerosi sceneggiati e programmi che raccontavano la storia del passato e però puntavano a presentare il nuovo volto del Paese dal cosiddetto “miracolo economico” al rapido e intenso cambiamento dei costumi e della vita degli italiani, ai loro interessi in cammino verso il futuro, alla loro costante ricerca di prospettive aggiornate nel volto inedito di un’Italia non più contadina, più industriale, attenta al mondo. Di tutte queste straordinarie immagini della realtà e di ricostruzione con fiction e film tv , si compone “Concerto italiano” che presenta un intreccio fra la storia e, soprattutto, le storie che ci riguardano da vicino e fanno sperare con fiducia negli anni che ci attendono. Dal passato, le immagini ci trasferiscono nel passato prossimo e nel presente, mostrando le situazioni che hanno contraddistinto un lungo e controverso percorso per “fare gli italiani” negli anni della tv. Immagini e parole che irrompono e costruiscono una storia, temi e problemi irrisolti. Le migrazioni interne, l’arrivo degli emigrati, la distruzione o lo scarsa attenzione alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente, la criminalità diffusa, l’idea che si sono fatti e si fanno all’estero degli italiani, la scomparsa della patria, il nazionalismo e il patriottismo, e altre scene di un paese che cerca ancora. Le musiche sono dirette da grandi personalità: Riccardo Muti, Claudio Abbado, Antonio Pappano, Gianluigi Gelmetti e altri. Canzoni di Giorgio Gaber, Fabrizio de Andrè, Giuni Russo. Prima di “Concerto Italiano”, ho realizzato, come ho premesso, “Torino Gira”. Il film racconta la città che fu capitale e che è depositaria di tante vicende dell’Unità, oltre ad essere una delle città italiane più proiettate a progettatare il futuro. Un “si gira” tra documenti, vecchi film del muto, immagini tremolanti del sonoro, immagini a colori di tempi sempre più vicini a noi. Un “set” di ricordi e testimonianze profonde di grandi persone che hanno conosciuto a fondo la città: dagli scomparsi Mario Soldati e Giovanni Arpino a Bruno Gambarotta, Alessandro Baricco, Culicchia e tanti altri: i grandi industriali Gianni Agnelli e Adriano Olivetti. Un “album” storico per arrivare in anticipo, nel 2009, sulle iniziative per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sequenze d’arte e storia: i musei, le scene, i quadri, i disegni del Risorgimento e di Torino Capitale; la prima e seconda guerra mondiale, la Resistenza. Lo sguardo al futuro: i progetti per modernizzare Torino e per rilanciare attività tradizionali o inventarne delle nuove, capaci di creare qualcosa di più di una promessa, e cioè semi di speranze. Al Piccolo Regio “Torino Gira” vinse la scommessa- raccontare in un’ora la storia di Torino dal 1861 agli anni 2000- accolto da dodici minuti di applausi al Regio; e, dopo la trasmissione per la Regione Piemonte il giorno successivo alla inaugurazione, è stato replicato a grande richiesta, anche della stampa, per un’intera giornata.

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